Scene di genere

Tra queste – e non sono molte in realtà, ricordiamo anche: La provocazione (1983), La valigia (1985) con un’apparente citazione klimtiana per una fotografia che emerge tra gli oggetti; Piera in un interno (1985), sino, e lo si dice per certa implicita sensualità, a Maddalena (1988) e al precedente Piera col gattino (1984) – ci si vorrà particolarmente soffermare, in ragion d’una derivazione precisa, la quale si risolve peraltro per sole linee ideali – su Lezione di anatomia (1984). Appare chiaro – e più per il titolo che per una vera e propria consequenzialità compositiva – che il rapporto analogico si darà con la rembrandtiana Lezione di anatomia del dottor Tulp, conservata al “Mauritshuis” dell’ Aja. Allo stesso modo in cui apparirà chiara la rarefazione, da un lato nella ritmica del nostro, delle relazioni figurali e, al contempo, l’accentazione di certe risultanti di ordine simbolico. Non v’è dubbio che Regoli dall’olandese accetti, ad esempio, l’impostazione prospettica del corpo giacente, pur se la vede capovolgendolo nel luogo. Ciò che rimane decisamente esterno alla sua visione sarà, invece, l’accezione dei molti personaggi, che in Rembrandt sono puntuali ritratti. Nella propria immagine concependo, al contrario, una sorta di triade, di cui uno solo attento allo studio, gli altri dandosi come interlocutorie e testimoniali presenze fantasmiche. Quel che convince del quadro di Luciano Regoli è la costruzione – diremo la sintassi – che deriva dalla coniugazione di numerosi oggetti, non pochi dei quali in quel contesto apparentemente incongrui, sostanzialmente emblematici. E neppur esita, egli, a formulare una precisa citazione epocale, non solo per lo stile e la vetustà del mobilio ma, soprattutto, per la corazza e l’elmo che, nel pittore olandese sarà possibile scorgere nella Ronda di notte. Quindi una formulazione traslata che, del resto, pur compare in Giovane guerriero del 1983. Ne risulta una scena ove certo disordine, proprio dettato dalla disposizione nello spazio di quegli oggetti, viene raffrenato da un ordine, al contrario, che non si tarderà a definire simmetrico; e da un emblematico nitore della cromia. Sembrerebbe, in sostanza, che l’artista abbia concepito il dipinto seguendo la scansione di invisibili traiettorie, le quali oggetti e personaggi legano in un assetto preciso, al cui interno per di più, seguire un’accezione chiasmica. In tal maniera creando un verificabile rapporto di corrispondenze. In tutto ciò la luce pur gioca un ruolo particolarmente significativo, i bianchi tanto del libro squadernato quanto del calco d’una testa sull’opposto primo piano, rialzando una timbrica che, come al solito, s’imposta su tonalità cupe. Sarà questa forte incidenza delle ombre e delle luci a scandire la ritmica con esasperata eloquenza. Pur fidando del sistema di un occhio che, per abitudine, è portato li non a guardare, ma ad osservare. E, ancora, il reiterato utilizzo di voci simboliche, a rendere quello dichiarato maggiormente inquietante. Se la narrazione, infatti, può dirsi che abbia il suo fulcro ideologico al di là dell’esistere, il pittore tuttavia, per la conchiglia in primo piano, sia pur obliquamente, afferma il richiamo alla vita. In ciò aprendo un’ulteriore relazione con l’antico ed il mito.