Il Pittore Volante

Ho letto tanto, ho letto troppo. Adesso così ho smesso quasi del tutto la lettura dei romanzi, anche se me li mandano, con dedica degli amici, anche se vincono premi, anche se finiscono al cinema (allora soprattutto). Leggo ancora molta saggistica (non cinematografica, sono presuntuosi vaniloqui) e leggo – ma allora in modo quasi onnivoro – la diaristica. Un po’ per vendicarmi del mio diario cui metto mano da cinquant’anni e che non assecondo mai nella sua bramosia di essere pubblicato, un po’ perché le storie inventate, che sono costretto a sorbirmi quasi ogni giorno al cinema, non riescono ad attirarmi quanto quelle storie forse un po’ abbellite ma comunque vere che ci propongono i diari, sia se trattano del pubblico sia del privato. Ho letto perciò con gioia le pagine che seguono scritte da un amico, “il pittore volante” che credevo di conoscere bene e che, invece, riscoperto attraverso i suoi viaggi, i suoi giudizi, i suoi ricordi, mi si rivela, se non proprio un’altra persona, almeno una persona diversa da come me l’ero intimamente costruita, con il suo carattere, i suoi pregi e forse anche qualche difetto.
Pagine avvincenti, qualcuna anche coinvolgente. Mi hanno interessato di più, e convinto, quelle di viaggio, le più diaristiche, appunto, e secondo la migliore tradizione dei viaggiatori: città, persone, località notissime o inusuali, valutazioni dirette (e spesso segrete) del proprio lavoro di pittore e di quanto che vi si muove attorno. L’effetto è sorprendente: si viaggia con l’autore, si finiscono per condividere i suoi giudizi, le sue reazioni. Pagine anche fini, scritte con tanta improvvisazione in realtà meditate, studiate, con la frase e il vocabolo sempre abilmente arrotondati. Quando il pittore-scrittore diventa poi anche critico, forse, qua e là, si espone a non farsi condividere certi suoi giudizi spesso severi su questo o quel classico o più dissacratori del dovuto su una certa arte contemporanea “appesa” nei musei.
Su certe persone, invece su certi ambienti esplode sulla pagina un’aggressività che potrebbe a tratti lasciare interdetti, ma che, al contrario, essendo frutto dell’onesta, precisa autonomia di giudizi sull’umano, funziona grazie a quella sua stessa soggettività che, pur un po’ meno condivisibile arriva a “stroncare” la Kunsthalle di Berna. Il presagio, anche questo, dei diari “veri”.

Gian Luigi Rondi