5000 km per vedere un orecchio

LA PITTURA È MORTA, VIVA LA PITTURA!

Alla fine siamo riusciti ad ucciderla.
Bravi, tutti, tutti insieme siamo riusciti in quello che almeno 500 anni di storia dell’arte, non avrebbe mai supposto.
Una bella bara, magari lucida e così i colpevoli del delitto l’avranno fatta franca.
Com’è successo? Come è potuto succedere che l’espressione più genuina del passaggio tra il sentimento della natura e l’uomo, che la traduce, si sia diluita nel 900, fino all’oblio di tutto ciò che concerne la pittura.
Pittura non Arte in senso lato. Parlo della pittura, della Grande Pittura. Parlo delle conquiste di Velàzquez, di Tiziano, di Rembrandt.
Piano, piano, silenziosamente, anno dopo anno, il novecento, ha giocato la sua partita, infiacchendo sempre più tutta la solidità dell’impalcatura, che uomini dalla gigantesca determinazione avevano costruito.
Si, perché dipingere a “quella maniera” non è affatto semplice, come tutte le persone di sana costituzione possono capire. Invece si è fatto passare, ma questo da tanti decenni (diciamo una decina?), l’idea che quella maniera di vedere le cose della vita, della realtà fossero obsolete, “vecchie” e quindi ci fosse bisogno del “nuovo”.
Ora il novecento di “nuovo” ce ne ha dato tanto, ma tanto che ce lo dobbiamo tenere… Ci ha dato talmente tanto nuovo, che non sappiamo più cosa inventarci per stare al passo con le “invenzioni”, con la qualità delle invenzioni che ci hanno preceduto.
Parlo sempre di pittura, perché non vorrei sconfinare nei meravigliosi progetti, che menti illuminate ci stanno preparando per il nuovo millennio.
L’uomo non è mai stato così felice. Finalmente davanti a un bel dipinto, anzi davanti ad un capolavoro, non sa più cosa dire. È distratto, non riesce ad entrare, fischietta, lo guarda e rimane lì.
Ma tutto questo lo sappiamo, i nostri uomini più validi questi discorsi, li fanno anche loro e giustamente sono diventati un po’ noiosi; non ci stimolano, non ci fanno andare avanti, però rimane il fatto che la grande pittura è morta!
Chi l’ha uccisa? È un bel giallo. Ci si potrebbe fare un film, dove un uomo a cui era stato dato il dono di entrare in comunione con le cose, di capire i segreti della luce, le belle ombre calde e liquide, i massimi chiari, le mezze tinte, i segreti dei cieli azzurri e tempestosi, il suono del silenzio rotto dalle acque dei torrenti, la qualità dell’amore portata a quella visione, la natura che gli rivelava tutto, proprio perché riconosceva in lui una religiosità, che non è di nessuna religione, che fa parte solo della sfera di riconoscimento del mistero delle cose; ecco quest’uomo puro, senza ego, che in nome di sé stesso e delle sue paure, ansie, desideri, gelosie, abbandona “lo stato” e si cala piano piano in una dolce abulia, che gli permetterà di non leggere più e controllare i poteri che aveva, i poteri dell’uomo consapevole e attento.
Fine… Un buon regista, una distribuzione efficace e il successo è garantito.
Io sono un pittore e non me ne vergogno a dirlo, bisogna pure che mi presenti.
Sono tornato ieri dalla Spagna dopo un viaggio di 5000 chilometri, perché sono andato a vedere un orecchio… un orecchio.
L’orecchio in questione è quello della Filandera di spalle, nel dipinto omonimo di Velàzquez al Museo del Prado di Madrid……